Persone ben più competenti di me hanno esaminato la questione, quindi non saprei aggiungere niente di nuovo a quanto è stato già detto sulla cosiddetta Intelligenza Artificiale – e ripeto “cosiddetta”, perché applicare un attributo tipico del mondo vivente a quel mucchio di roba siliceo- metal-elettrica, animato (si fa per dire) dal software, mi suona proprio male. L’unica cosa che posso (tentare di) fare, è dire come io percepisco questo fenomeno, cosa rappresenta per me, come mi ci sento dentro. Anticipo la conclusione di tutto il discorso: quel che mi appare problematico non è la “cosiddetta” in sé, ma gli umani che ci girano intorno.

Partiamo dai due termini che caratterizzano questa locuzione. Su “artificiale”, ho già lasciato implicitamente sfuggire qualcosa nel paragrafo precedente, contrapponendo “quella roba” al mondo vivente, ovvero al “naturale”. Mi piace pensare che la “naturalità” abbia a che fare con il corredo di caratteristiche e capacità che noi esseri viventi ci siamo ritrovati gratis, senza nessuno sforzo per progettarle e costruirle. Passiamo quindi al sostantivo chiave. È troppo diffusa la credenza che l’intelligenza sia soltanto quella cosa misurata nei testi del QI, relativa a elaborazione simbolica, logica e matematica. È un mito ridicolo, che purtroppo non può essere demolito se non, forse, con una guerra o una qualche altra catastrofe che metta a nudo l’essere umano.

Come esperimento mentale, immaginiamo una situazione alla Robinson Crusoe, ma con molte persone coinvolte. Per la sopravvivenza collettiva, è più utile il soggetto capace di risolvere in pochi secondi quesiti stile Settimana Enigmistica, oppure quello che riesce ad accendere il fuoco, a procurarsi il cibo in ogni modo possibile, a rimediare problemi di salute propri e degli altri, e non ultimo, a migliorare la salute psichica collettiva abbellendo l’ambiente circostante e facendo ballare e divertire i poveri naufraghi? La risposta è banale: servono tutti.

Domanda: se i naufraghi avessero a disposizione, oltre a quel che di naturale offrono le isole deserte, anche una “cosiddetta” già addestrata, fornita di energia e pronta all’uso, quanto e in che modo ne sarebbero avvantaggiati? Da naufrago, preferireste avere come compagno di sventura una “cosiddetta”, oppure un umano capace di accendere il fuoco?

Meglio rimanere con la domanda ed evitare risposte del tipo: non finiremo mai su un’isola deserta e non avremo mai bisogno di accendere il fuoco sfregando pezzi di legno, perché la conoscenza e la tecnologia che abbiamo a disposizione rendono impensabile e improponibile un ritorno al paleolitico. Cari occidentali, tenete questa risposta per voi. In questo 2025, non fatevi sentire dagli abitanti di Gaza o di Kiev: sarebbe di cattivo gusto. “Catastrofi a scelta”, titolava Asimov qualche decennio fa. Io lo aggiornerei: Catastrofi dietro l’angolo.

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